Ultima modifica: 12 Marzo 2020
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Lettera della Dirigente scolastica

 

Carissimi,

 

in questo momento di grande emergenza, desidero esprimervi la mia vicinanza e la mia riconoscenza per il lavoro che quotidianamente dedicate alla nostra Scuola, svolgendo il vostro ruolo con  impegno,  senso di responsabilità e determinazione.

La crisi in atto non ci ferma perché il nostro pensiero è rivolto agli studenti che sono il cuore pulsante del nostro agire. Le relazioni tra noi sono di distacco fisico ma di vicinanza emotiva per il legame che ci stringe nell’opera educativa in cui siamo chiamati ad esserci.

La didattica a distanza in cui ci siamo impegnati in questi giorni, sia per attivarla dal punto di vista amministrativo-tecnologico, sia per realizzarla concretamente con gli alunni, è didattica di vicinanza: ci consente di arrivare nelle case dei nostri studenti e di mantenere viva la relazione.

Ciascuno di noi è chiamato ad un impegno enorme e corresponsabile per sostenere con autenticità, solidarietà, partecipazione e senso civico il nostro ruolo educativo e istituzionale nella costruzione del Bene comune. Promuovere la cultura e la sensibilità umana è un compito di altissimo livello: la nobile e delicata professione docente, consente di operare per la crescita del Paese,  conduce alla formazione dei cittadini e dei professionisti a cui affidare il futuro dell’umanità. Dietro ai medici, agli infermieri, al personale sanitario a cui oggi ci affidiamo e che promuovono con eccellenza il fondamentale diritto alla salute, ci sono i docenti che sapientemente e con passione hanno acceso la scintilla del desiderio per la scoperta, per la ricerca, per la scienza, per lo studio. Per desiderare bisogna essere svegli, avere una coscienza, usarla, pensare e i docenti a ciò conducono, accompagnano.

Come pubblici ufficiali e rappresentanti dello Stato italiano, siamo chiamati a dare il nostro contributo al Paese, tutelandolo a partire dalla promozione del diritto all’istruzione, rispondendo con forza e resistenza agli ostacoli che impediscono il pieno dispiegarsi della libertà.

La nostra quotidianità è cambiata profondamente in poche settimane, eppure, riconoscendo la paura,   vi deve essere il coraggio nell’implementare una scuola che cambia anche con una nuova didattica, con relazioni distanti ma vicine, nel paradosso di questa nostra nuova quotidianità.

Accettare i limiti e le restrizioni con rigore e sacrificio, nella consapevolezza della fatica, non deve lasciarci in una condizione di staticità rispetto all’esistente, ma condurci in un oltre possibile, coordinandoci come parte di una stessa comunità educante. Sperare è il movimento intimo dell’interiorità che ci fa tendere verso qualcosa di diverso per il miglioramento, la ripresa, la rinascita. Nello sperare c’è un movimento incessante, una tensione, un impegno, non un limitato stare ad aspettare nella situazione in cui ci troviamo.   Nello sperare vi è il ritmo del cuore.

Vi ringrazio anche per aver contribuito a rendere più fluida la comunicazione con i genitori, divenendo un supporto vicino, nonostante la situazione di incertezza in cui si sono susseguiti diversi decreti, ordinanze, note ministeriali. Nel farci prossimi tra di noi e forti nell’appartenenza, torneremo a vivere la nostra quotidianità con la libertà dell’essere scuola viva in relazione.

La primavera mostra già i suoi segni, soffermiamoci su di essa, simbolo di rinascita, sui dettagli in movimento del nuovo fiorire.

 

Grazie, un caro saluto e a presto. Ce la faremo!

 

“Il cielo prometteva una bella giornata: la luna, in un canto, pallida e senza raggio, pure spiccava nel campo immenso d’un bigio ceruleo, che, giù verso l’oriente, s’andava sfumando leggermente in un giallo roseo. Più giù, all’orizzonte, si stendevano a lunghe falde ineguali, poche nuvole, tra l’azzurro e il bruno, le più basse orlare al di sotto d’una striscia quasi di fuoco, che di mano in mano  si faceva più viva e tagliente: da mezzogiorno, altre nuvole ravvolte insieme, leggieri e soffici, per dir così, s’andavan lumeggiando di mille colori senza nome: quel cielo di Lombardia, così bello quando è bello, così splendido così in pace.” 

 

  1. Manzoni, I Promessi Sposi

 

Villafranca, 12 Marzo 2020

 

La Dirigente Scolastica Ic Villafranca

Caterina Merola     

Allegati

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